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Di Rene Ritchie
Articolo originale: Wing Chun Kuen Body Structure
Traduzione e adattamento di Gui Zhang

Nel Wing Chun Kuen la San Ying (struttura del corpo) serve a raggiungere diversi importanti obiettivi. Delinea delle forme geometriche semplici e naturali che possono essere create istintivamente e mantenute con facilità, anche in situazioni di stress come il combattimento (dove meccaniche più complesse possono perdersi). Utilizzando i concetti della linea meridiana, il corpo viene posizionato in modo da bloccare l’accesso diretto, ingolfando l’attaccante prima ancora che cominci la sua azione (ossia, aumentando lo sforzo e il tempo necessari a sferrare un attacco da parte sua). Questo allineamento scheletrico disperde inoltre naturalmente la forza in arrivo, riducendo la necessità di movimenti muscolari (e rendendo quindi le reazioni più veloci e meno faticose). Ciò permette al praticante di lavorare il meno possibile, costringendo al contempo l’avversario a sforzarsi molto.

Posto che il movimento di ciascun individuo ha le sue caratteristiche uniche e particolari, ci sono diversi principi strutturali di tipo generale che possono essere applicati ala gran parte dei movimenti. È importante ricordare che le posizioni sono sempre relative e dipendono dal fisico e dalla struttura di chi le applica.

Parte inferiore del corpo

La Ha san (parte inferiore del corpo) vien spesso chiamata ma. Sebbene sia spesso tradotta come “posizione”, in realtà ma significa “cavallo”. Questo fa pensare a una natura dinamica piuttosto che statica. Nel Wing Chun Kuen il cavallo dovrebbe comportarsi in maniera attiva come se fosse fatto di acciaio flessibile, e muoversi come le ruote di un carro. È il collegamento tra la terra (che nelle arti marziali cinesi è la sorgente della forza) e la parte superiore del corpo. Quando c’è il cavallo, il praticante è radicato a terra. Se l’avversario lo spinge o lo tira, sta in realtà spingendo o tirando a terra. In movimento funziona come una ruspa o un cuneo per distruggere, sradicare e respingere un avversario.

Puntate i piedi verso l’interno e afferrate il terreno con le dita. Quando siete in posizione, i piedi rappresentano la connessione fondamentale tra il corpo e il terreno. La natura convergente dei piedi crea una rotazione interna del cavallo e aiuta a mantenere la stabilità. L’azione di afferramento delle dita aiuta il radicamento.

  1. Abbassare la postura e serrare le ginocchia. Abbassare la postura aiuta ad aumentare la stabilità e ad avere un cavallo radicato. Serrare le ginocchia significa ruotarle all’interno e chiuderle a un pugno di distanza. Ciò crea una solida struttura piramidale da utilizzare in allenamento che aiuta la trasmissione della forza dal terreno. Le ginocchia, comunque, vengono avvicinate non tanto tramite una pressione orizzontale, ma piuttosto attraverso l’adduzione prodotta naturalmente dall’affondamento della postura.
  2. Anteroflettere le anche. Le anche vengono flesse verso il basso e in avanti, per collegare la parte superiore e quella inferiore del corpo. È importante per creare un collegamento fra il tronco e il terreno e per trasmettere la forza.
  3. Tirare indentro l’ano. Tirare indentro l’ano aiuta a collegare i punti ren e du mai, completando l’Orbita Microcosmica.

Parte superiore del corpo

Seung san (parte superiore del corpo) è il collegamento tra i ponti (le braccia) e il cavallo. Dovrebbe affondare ed essere rilassata. Se è tesa, la forza non può scorrere liberamente. Si dice che quando è ferma debba essere neutrale come una gru che sta in piedi. A contatto, anche l’espansione e la contrazione del torace (petto, spazio intercostale ecc.) lavorano per generare e disperdere alcuni tipi di forza.

  1. Raddrizzare la schiena. In generale la schiena viene mantenuta verticale, e non si piega né in avanti né all’indietro. Questa postura neutrale è in linea con il concetto di centro del Wing Chun Kuen. In applicazione lavora con il resto del tronco, espandendosi e contraendosi quando emette o riceve forza.
  2. Rilassare petto e addome. Lo stomaco e il petto non sono tesi, ma affondano e vengono mantenuti rilassati in modo naturale. Dal momento che, in applicazione, il Wing Chun Kuen può ridursi a una questione di pochi secondi e pochi centimetri, un corpo rilassato può reagire più velocemente e la postura che affondata può fornire un leggero vantaggio dal punto di vista delle distanze (mantenendo il corpo leggermente più indietro e rendendolo più lontano da raggiungere).
  3. Raddrizzare la testa. Dal momento che la testa ha un certo peso, se pende in avanti o indietro può creare problemi all’equilibrio. Con la testa in linea con la parte superiore e inferiore del corpo, viene mantenuta l’uniformità della struttura permettendo un allineamento ottimale sia da fermi che in movimento.

I ponti

I Kiu sao (braccia a ponte), a volte chiamati semplicemente kiu (ponti) o sao (mani/braccia) vengono definitie in questo modo nelle arti marziali cinesi del Sud perché sono gli strumenti utilizzati più comunemente per prendere contatto con l’avversario. Le braccia quindi rappresentano il ponte tra il praticante e il suo bersaglio. Come il tronco, i ponti sono rilassati e adattabili (si muovono, come si dice a volte, come “draghi che nuotano”).

  1. Appendere le spalle. Le spalle devono rimanere rilassate. Se sono tese si creerà un’interruzione nella trasmissione della forza che arriva dal terreno, e il corpo farà affidamento solo sulla forza delle braccia.
  2. Chiudere i gomiti. Nel Wing Chun Kuen i gomiti non si spostano eccessivamente, ma vengono mantenuti chiusi verso la linea meridiana. Questo significa che nella maggior parte dei casi vengono tenuti bassi e vicini al corpo. La posizione precisa è variabile (dipende dalla situazione). Mantenere l’articolazione del gomito diretta verso il basso rende il pugno più difficile da deflettere dall’esterno, da bloccare o da mettere in leva. Mantenere i gomiti all’interno riduce le aree esposte e la possibilità che l’avversario riesca a piazzare un colpo. Inoltre, un gomito troppo aperto chiama in causa i muscoli delle braccia per mantenere la propria struttura. I gomiti chiusi, invece, mettono dietro al pugno tutta la massa del corpo. Questo permette al braccio di rimanere rilassato e di muoversi con grande potenza.
  3. Estendere i gomiti. Quando i ponti avanzano, i gomiti non vengono bloccati contro il torace ma si spostano fino a circa un pugno di distanza di fronte al corpo. Ciò avviene sia per aumentare l’integrità strutturale delle braccia, sia per impedire all’avversario di usare i ponti per manipolare il corpo.
  4. Piegare i gomiti. In genere il gomito dovrebbe formare un angolo ottuso (maggiore di 90°). Con un angolo inferiore il ponte perde l’integrità strutturale e può essere schiacciato da un avversario. L’angolo tuttavia non dovrebbe essere tanto aperto da rendere il braccio quasi steso. Un braccio teso può essere aggirato o superato passando da sotto, e più facilmente bloccato o messo in leva. Anche nei pugni a catena o nei biu sao il braccio si stende solo nell’istante in cui viene emessa la forza, rilassandosi e piegandosi naturalmente un istante dopo.
  5. Centrare i polsi. I polsi tendono a rimanere in posizione lungo la linea meridiana. Come per i gomiti, questa è la strada d’accesso più semplice e diretta verso l’avversario e permette a tutta la struttura del corpo di posizionarsi dietro la mano. Spesso anche le dita si trovano lungo la linea meridiana, puntate con decisione verso l’avversario. Questo serve sia a creare una presenza minacciosa a livello psicologico (come un serpente pronto a colpire) che ad assicurare un corretto dominio della posizione.

Il Wing Chun Kuen non è fatto di tecniche, ma di concetti. Più che una serie di poetici movimenti, è un’ingegnosa guida ai principi fondamentali delle arti marziali cinesi del Sud. Sono le idee ad essere importanti, perché da esse derivano le varie applicazioni individuali. Più che costringere il praticante a impiegare molto tempo a ripetere un gran numero di schemi prefissati, permette di praticare pochi punti chiave che possono poi essere applicati in un numero virtualmente infinito di modi. Ciò permette di ottimizzare l’allenamento e vuol dire che l’arte non è limitata ai suoi aspetti fisici, ma che può crescere tanto quanto l’intelligenza e la dedizione del praticante le permettono di svilupparsi. La struttura del corpo è una parte semplice ma integrante di questo processo.

In riferimento all’articolo pubblicato ieri, ecco un video che mostra l’esecuzione delle Sup Yee Sik.

Di Rene Ritchie
Articolo originale: The Twelve Forms of Sum Nung
Traduzione e adattamento di Gui Zhang

Le sup yee sik (dodici forme), conosciute anche come sup yee san sao (dodici tecniche separate) vennero organizzate in una forma unica dal Gran Maestro Sum Nung, che si basò sui san sik (tecniche libere) dei suoi maestri Cheung Bo e Yuen Kay-San. 

Storia

Il dott. Sum Nung (Cen Neng) nacque in Sudamerica nel 1925, ma tornò in Cina con la sua famiglia da bambino. A Foshan, Sum Nung iniziò a lavorare al Tien Hoi, un ristorante in una traversa della strada chiamata Kuaizi (bacchette), per aiutare la sua famiglia durante i tempi difficili dell’occupazione giapponese. A Sum Nung le arti marziali erano sempre piaciute, e nel 1938 cominciò a studiare il Wing Chun Kuen con Cheung Bo.

Cheung Bo, conosciuto come “Dai Ngao” (grande toro) Bo, era un uomo forte e possente con un’incredibile fama di combattente che lavorava come cuoco al ristorante Tien Hoi. Cheung Bo aveva appreso l’arte da un medico dell’Esercito Nazionalista, Wai Yuk-Sang, che a sua volta era stato allievo di Ngau Si del mercato della carne di Kuaizi Street. Ngau aveva studiato dal famoso sceriffo di Guangzhou, Fung Siu-Ching (discepolo di “Faccia dipinta” Kam, attore dell’Opera della Giunca Rossa). Riconoscendo il grande potenziale del giovane, nel 1940 Cheung Bo fece in modo che Sum Nung proseguisse il suo addestramento sotto la guida del suo buon amico Yuen Kay-San.

Yuen Kay-San era un maestro abilissimo che aveva appreso il Wing Chun Kuen in gioventù da Fok Bo-Chuen, agente della polizia imperiale di Foshan e allievo degli attori dell’Opera della Giunca Rossa Wong Wah-Bo e “Faccia dipinta” Kam. In seguito, Yuen aveva completato la sua formazione nelle applicazioni avanzate e nel combattimento a cortissima distanza sotto la guida di Fung Siu-Ching.

Sum Nung studiò intensamente con Yuen Kay-San per molti anni e raggiunse una comprensione profonda del Wing Chun Kuen. Alla fine degli anni ’40 si trasferì nella vicina capitale provinciale di Guangzhou per aprire il suo studio medico, ma continuò a frequentare il suo maestro finché Yuen non morì di malattia nel 1956.

A Guangzhou, Sum Nung combinò e perfezionò alcuni dei san sik che aveva appreso da Cheung Bo e da Yuen Kay-San per aiutare i suoi allievi nelle prime fasi dell’addestramento, permettendo loro di costruire delle solide fondamenta. 

La natura dei Sup Yee Sik

Compatte nella struttura, pur contendendo molti degli elementi essenziali per un corretto sviluppo del Wing Chun Kuen, le sup yee sik sono ideali nelle prime fasi dell’addestramento. Possono essere organizzate a grandi linee in tre macrocategorie. Le prime quattro tecniche si concentrano sullo sviluppo della struttura del corpo attraverso sequenze di base di pugni, posizioni, rotazioni e passi. Le successive quattro lavorano su cicli e cambi di braccia fondamentali, ponendo le basi essenziali per intercettazione e adattamento. Le ultime quattro comprendono l’allenamento alla sensibilità e combinazioni di tecniche.

Anche se questa serie di tecniche forse non è dettagliata come quelle presenti nelle tre forme classiche a mani nude del Wing Chun Kuen, le caratteristiche di cui sopra la rendono valida come una sorta di corso intensivo di difesa personale del Wing Chun Kuen. Per coloro che vogliono apprendere delle abilità di base, ma non hanno il tempo o il desiderio di approfondire l’arte del Wing Chun, le sup yee sik posso essere un ottimo punto di partenza.

Ciascun punto del sistema aiuta a sviluppare attributi (rilassamento, flessibilità, allineamento strutturale, utilizzo raffinato dei muscoli ecc.), difesa (ridurre sin dall’inizio i possibili angoli d’attacco dell’avversario, intercettare un ponte in movimento, controllare i ponti estesi ecc.), attacco (colpi, leve e proiezioni con tutte le parti del corpo) e i concetti dell’arte (linea meridiana, prendere il fianco ecc.).

L’allenamento viene svolto a solo, con degli attrezzi (sacco di sabbia, anello di rattan, uomo di legno ecc.), e praticando con un compagno sia nel san sao (mani libere) che nel chi sao (mani appiccicose). Ogni punto viene allenato singolarmente e poi in combinazione, per essere poi applicato a seconda delle circostanze. 

Le dodici forme

Le dodici forme a volte cambiano leggermente da ramo a ramo, anche se l’essenza rimane la stessa. La presente lista rappresenta la versione appresa e praticata dall’autore, organizzata in modo da renderne agevole la presentazione scritta.

1. Jee ng choi (pugno meridiano) allena la fondamentale yee jee kim yeung ma (posizione trapezoidale che stringe una capra) e introduce il chung choi (pugno spinto) basilare dello stile, che esplode potente lungo la jee ng sien (linea meridiana). Da questo derivano i lien wan choi (pugni a catena) e i sam sing choi (pugni delle tre stelle). Il pugno meridiano insegna l’allineamento lungo la linea meridiana, ad attaccare la linea meridiana dell’avversario e a dominare quella che ci collega a lui.

2. Pien choi (pugno laterale), chiamato anche pien san choi (pugno con il corpo laterale) aggiunge la rotazione pien ma (cavallo laterale)al pugno spinto e lavora sulla forza del corpo connesso in un’unità. Il pugno laterale allena anche la postura necessaria a fronteggiare e a prendere il fianco dell’avversario nel Wing Chun Kuen. Da esso deriva il kwai dei pien choi (pugno laterale in ginocchio), chiamato anche gwai ma choi (pugno del cavallo inginocchiato).

3. Duk lung choi (pugno del drago singolo) combina elementi delle forme precedenti, allenandole in maniera complementare. Alterna un pugno che parte lateralmente dalla posizione frontale e uno che parte frontalmente dalla posizione laterale. Integra anche i pugni a catena e introduce il movimento fondamentale del bong sao (braccio ad ala). Inoltre il pugno del drago singolo aiuta ad allenare i riflessi necessari a intercettare e a rispondere agli attacchi provenienti dai lati e da dietro, completando così le quattro direzioni fondamentali dell’addestramento di base.

4. Jin choi (pugno a freccia) aggiunge alla meccanica del pugno del drago singolo un passo lungo una linea frontale e laterale, integrando il footwork con la struttura del corpo. Allena anche la parte inferiore del corpo nella difesa (radicamento rapido, cambio della linea meridiana ecc.) e nell’offesa (colpire, sradicare, controllare ecc.).

5. Sam pan jeung (palmi a triangolo) allena i movimenti di tan sao (braccio che disperde), chang jeung (palmo che sostiene) e gaun sao (braccio che ara) che riguardano le azioni basilari per intercettare all’interno, all’esterno e verso il basso. Aiuta anche a mostrare la struttura triangolare che sta dietro i ponti del Wing Chun Kuen. Questa forma viene solitamente esercitata anche in coppia, con il compagno che sferra pugni a catena alti e bassi.

6. Loi lim yum yeung jeung (palmi yin e yang interni/esterni),conosciuto anche come tan fook sao (braccia che disperdono e controllano), contiene due dei principali strumenti per intercettare propri del Wing Chun in una forma breve ma intensa. Concentrandosi su un cambio fluido dei ponti, questa tecnica può sfociare anche in jao da (correre e colpire), poon tan bong (mezza dispersione-mezza ala), ecc.

7. Noi dap (collegamento interno), a volte chiamato anche noi lim sao (braccio interno a falce), il primo di due forme collegate, allena i riflessi necessari a chiudere la linea meridiana dall’esterno verso l’interno. Consiste in un ciclo di braccia che controllano interne e di braccia circolari esterne. Le variazioni comprendono noi tan (dispersione interna) e noi lop (afferramento interno).

8. Ngoi dap (collegamento esterno), a volte chiamato anche ngoi lim sao (braccio esterno a falce), complementare al collegamento interno, combina un braccio che controlla esterno di base con un braccio circolare interno. Ngoi tan (dispersione esterna) e ngoi lop (afferramento esterno) sono variazioni del collegamento esterno.

9. Kao dap sao (braccio che unisce a trattenere) utilizza un ampio braccio che trattiene (presente nello stile di Cheung Bo)insieme a un kwa choi (pugno sospeso) che domina la linea verticale e a una struttura soffocante. Questa forma può essere estesa anche nel kao lop sao (braccio che afferra e trattiene).

10. Pok yik jeung (palmi ad ali che sbattono) unisce la forza della rotazione a palmate orizzontali mirate a colpire o sradicare l’avversario. Vengono allenati in vari modi, all’interno e all’esterno, da fermi o uniti a yee ma (cavallo in movimento).

11. Na dan kiu (ponte singolo appiccicoso) alterna una tecnica chum kiu (affondare il ponte) con un pugno orizzontale a controllare, in una sequenza solitamente allenata con un compagno per sviluppare la capacità di dissolvere una grande forza. Alcuni rami praticano invece seung huen sao (doppie braccia circolari).

12. Bak hok kum wu (la gru bianca immobilizza la volpe) utilizza passi a inseguire per mantenere il controllo dell’avversario, e saat kiu (ponte che uccide) e gok ma (posizione angolare) come forbici per abbatterlo. La gru bianca immobilizza la volte aiuta anche a sviluppare l’utilizzo di tre ponti contemporaneamente.

Di Robert Chu e Rene Ritchie
Articolo originale: Weapons of Wing Chun
Traduzione e adattamento di Gui Zhang

I doppi coltelli

Una leggenda attribuisce la trasmissione dei coltelli a Miu Tsui-Fa, figlia del venerabile di Siu Lam, Miu Hin, e madre del leggendario Fung Sei-Yuk. In questa storia, Miu insegna il suo stile di coltelli a Yim Wing-Chun, allieva della venerabile Ng Mui. La maggior parte delle fonti, però, accomuna la nascita dei coltelli del Wing Chun a quella del sistema a mani nude, considerandoli un’evoluzione delle mannaie da cucina (reputate le antenate di queste armi archetipiche di molti stili del Sud) o dei coltelli dei suonatori di tamburi a bordo delle Giunche Rosse. Dal momento che le mani nude del Wing Chun sono inseparabili dai coltelli, la teoria ha senso. Si è discusso spesso su chi sia nato prima, se il Wing Chun a mani nude o i suoi coltelli. È un discorso simile a quello dell’uovo e della gallina, e non lo sapremo mai con certezza. È possibile che si siano influenzati a vicenda. Nelle mani di un abile praticante di Wing Chun, i coltelli vengono facilmente assimilate e utilizzati con devastante efficacia. Di contro, padroneggiare i coltelli permette di osservare lo stile a mani nude con una chiarezza e una comprensione illuminanti.

Non si conosce molto a proposito dell’abilità con i coltelli degli antichi praticanti di Wing Chun. Si dice che Fok Bo-Chuen (allievo di Wong Wah-Bo e “Faccia dipinta” Kam e maestro di Yuen Kay-San) fosse soprannominato “Fok dai doppi coltelli” per via della sua abilità con queste armi. Pare che Lao Dat-Sang, meglio conosciuto come Pao Fa Lien, abbia vinto numerosi duelli armati a Foshan, così come Yuen Jai-Wan, fratello maggiore e compagno di pratica di Yuen Kay-San. Anche il successore di Yuen Kay-San, Sum Nung, utilizzò con successo le tecniche dei doppi coltelli utilizzando dei bastoni di ferro nella metà del secolo. Nell’era moderna, alcuni allievi di Yip Man come Hawkins Cheung si sono specializzati nell’uso di quest’arma.

In passato ci si riferiva spesso ai coltelli con il feroce appellativo di “coltelli assassini”. In seguito si iniziò a chiamarli quasi sempre semplicemente doppi coltelli o doppi coltelli paralleli (in riferimento alla natura Yin e Yang dei loro movimenti). Nell’era moderna il nome “coltelli dagli otto tagli”, scelto dal Gran Maestro Yip Man a Hong Kong, è diventato il più diffuso. Va ricordato che alcuni sistemi hanno conservato o reinserito i coltelli del Siu Lam del sud nella pratica. Anche se esistono delle similitudini tra i vari metodi, questo articolo si concentrerà sui coltelli di Foshan.

Molti dei principi a mani nude, come Disperdere, Controllare, Ala, Proteggere, Sbarrare, Arare e Trafiggere possono essere applicati ai coltelli. È possibile effettuare anche molti dei movimenti più sofisticati come Rubare e Penetrare, forma a croce, forma verticale, forma parallela ecc.

Nel coltello, la base della lama e il dorso non affilato sono utilizzati per bloccare e intercettare. Si può utilizzare anche il gancio dell’elsa, ma solo se si impugnano i tradizionali coltelli del Wing Chun (la maggior parte dei coltelli non ha questo tipo di caratteristica). La parte finale della lama è utilizzata per tagliare, e la punta per trafiggere.

Anche l’allenamento a solo con i coltelli prevede l’approfondimento dei singoli principi e la successiva pratica delle combinazioni. All’inizio si può partire da fermi, per poi passare a muoversi in avanti, all’indietro e in tutte e otto le direzioni cardinali. Anche se alcuni rami allenano i coltelli attraverso una o più forme, si crede che l’addestramento a “tecniche separate” fosse più orientato alle applicazioni, e alcuni sistemi (come il Gulao Wing Chun di Leung Jan) usano ancora soltanto quello. Anche il sistema Yuen Kay-San del Gran Maestro Sum Nung usava talvolta questo metodo nell’insegnamento dei coltelli. Si sa che il Gran Maestro Yip Man aveva un nucleo centrale di principi che utilizzava con sequenze differenti diverse da un allievo all’altro, con un approccio simile a quello che ha portato alle varie differenze nella forma all’uomo di legno del sistema di Yip Man. Anche se i principi centrali dei coltelli sono stati disposti in maniera diversa, tutte le forme sembrano avere solitamente gli stessi principi generali, fatte salve alcune differenze creative. Con il passare del tempo si sono sviluppate diverse forme con i coltelli a partire dalle tecniche separate dei primi allievi, arrivando alle forme relativamente corte di Tsui Sheung-Tin o Wang Kiu, fino a quelle più lunghe, formate da otto sezioni, del periodo che va da Wong Shun-Leung a Ho Kam-Ming. In seguito venne trasmessa un’altra forma di otto sezioni, con movimenti diversi, a persone come Koo Sang e Leung Ting. Altri ancora impararono una variante di questa forma che, per la prima volta, prevedeva che i coltelli venissero ruotati all’indietro poggiando il piatto della lama sull’avambraccio (manovra mai vista in precedenza nel Wing Chun che veniva da Foshan). Anche altri rami, come il Pao Fa Lien, hanno forme con i coltelli lunghe ed elaborate. Alcuni usano anche pupazzi di legno o rame per allenare i coltelli.

A prescindere dal tipo di addestramento (libero o basato su forme, lunghe o brevi che siano), i principi fondamentali dei coltelli restano gli stessi e devono essere allenati ed esplorati a solo e in coppia per ottenere dei risultati. Come per il bastone lungo, all’inizio si può cominciare con singoli movimenti, passare a delle combinazioni e poi arrivare al lavoro libero a mano a mano che l’abilità aumenta. Oltre all’addestramento coltelli contro coltelli e coltelli contro bastone corto, la pratica dei coltelli contro il bastone lungo insegna al praticante a colmare la distanza contro un’arma lunga.

Nei coltelli viene posta particolare enfasi sul footwork. Un vecchio detto marziale cinese recita “shuang dao kan zou” (con i doppi coltelli, osserva le gambe), sottolineando l’importanza dei passi nell’utilizzo di queste armi. Sebbene alcuni sostengano che il proprio lineage di Wing Chun abbia un footwork esclusivo, osservando un praticante avanzato che maneggia i coltelli appare evidente che la maggior parte del lavoro di gambe del Wing Chun è enfatizzato in questo allenamento.

L’applicazione dei coltelli, com’è immaginabile, si avvicina molto a quella delle tecniche a mani nude, ma la presenza delle lame cambia comunque di molto le cose dal momento che basta il minimo contatto per infliggere un danno. C’è un motto (“Il coltello non ha due metodi”) che fa riferimento al potenziale letale dell’arma. In uno scambio, il praticante di Wing Chun armato di coltelli colpisce immediatamente le mani dell’avversario e, in un’azione fluida e senza interruzione, lo finisce. Attaccando e difendendo con un unico movimento, nelle mani di un abile praticante le lame rendono inutile effettuare un secondo attacco. L’addestramento con i doppi coltelli può essere trasferito ad altri tipi di lame, mazze, bastoni od oggetti corti, tradizionali e moderni.

Conclusione

Speriamo di aver contribuito a mostrare che le armi del Wing Chun sono vive e vegete, sopravvissute alla trasmissione dalle Giunche Rosse dell’Opera alla città di Foshan, e poi a Hong Kong, Guangzhou e altre città e da lì al mondo intero.

L’unico vero segreto è la pratica dura e costante. L’unico vero limite è l’esperienza, e l’immaginazione.

Di Robert Chu e Rene Ritchie
Articolo originale: Weapons of Wing Chun
Traduzione e adattamento di Gui Zhang.

Sempre misteriose, spesso fraintese, le armi del Wing Chun Kuen sono state avvolte da un velo nel corso delle varie generazioni, per diversi motivi. Non è mai stato facile trovare un maestro qualificato, ed è sempre stato ancora più difficile trovarne uno disposto a insegnarle davvero. Alcuni insegnanti non le conoscevano, altri non volevano condividere la loro conoscenza e la custodivano gelosamente, lontana dalla portata degli allievi. Altri invece hanno inventato il proprio metodo e/o le proprie forme e le hanno insegnate superficialmente, come movimenti vuoti. Altri, invece, sapevano e sanno che le armi possono essere tranquillamente insegnate ma, per essere davvero efficaci, hanno bisogno di una solida base a mani nude; perciò questi insegnanti hanno sempre scelto con molta attenzione a chi trasmettere questa conoscenza.

Per coloro che sono molto abili a mani nude, e hanno un buon insegnante, le armi possono rafforzare i concetti di base e i movimenti del sistema e aprire al praticante le infinite applicazioni del Wing Chun Kuen.

Le armi del Wing Chun

Le armi principali del Wing Chun sono il bastone lungo e i doppi coltelli (alcuni rami adottano anche altre armi come dardi, spada dritta, alabarda ecc., ma trattandosi di eccezioni non ce ne occuperemo qui). Queste armi non sono assolutamente un’esclusiva del sistema, ma ciò che le rende uniche nel Wing Chun sono gli stessi principi di base che caratterizzano lo stile a mani nude. Questi comprendono il prendere contatto e lo sfruttare le armi e i ponti, ingolfare le azioni offensive, distruggere l’equilibrio e la struttura dell’avversario, attaccare e appiccicarsi per controllare la situazione.

Nell’applicazione, le armi del Wing Chun colpiscono per finire immediatamente l’avversario. Se questo non è possibile, si cerca di colpire prima l’arma dell’avversario e poi di procedere a finirlo. Con le armi, a causa delle distanze più ampie, a volte questo non è così facile e quindi potremmo non avere altra scelta che difenderci prima e poi entrare rapidamente per terminare lo scontro.

Come abbiamo già detto, le armi del Wing Chun necessitano di una certa abilità nel sistema a mani nude. Con le armi si vede subito se una persona non è abile nell’uso del corpo. Sfogliando riviste o guardando video si vedono molte persone che vengono squilibrate dallo stesso peso delle armi che impugnano. Questo perché molti praticanti non hanno ancora raggiunto un livello sufficiente nell’uso della struttura, delle meccaniche del corpo e nei metodi per trarre la forza dal terreno, e perciò quando brandiscono le armi si limitano a mulinarle usando braccia e spalle. Basta osservare l’utilizzo del kua (bacino). I movimenti devono prodursi con un trasferimento di forza dal corpo all’arma.

Alcuni hanno detto che le armi del Wing Chun, e di tutte le arti marziali cinesi in realtà, sono un retaggio dell’antichità, sono “morte”. La verità è che esse sono tanto vive quanto le mani che le impugnano e la mente che le dirige. Con un valido insegnamento e un addestramento strenuo, le armi del Wing Chun possono mantenersi in ottima salute.

Se sviluppato correttamente, l’addestramento con le armi serve anche a raffinare ulteriormente le capacità a mani nude, rendendo il praticante molto efficace anche se non brandisce un bastone lungo o due coltelli

Il bastone lungo

La leggenda vuole che Jee Shim, abate del tempo Siu Lam (Shaolin) di Fujian e maestro di buddhismo Chan, sfuggì alla distruzione del suo tempio e trovò rifugio a bordo delle Giunche Rosse del Guangdong. Queste imbarcazioni trasportavano lungo i fiumi i membri dell’Opera della Bella Giada, lungo città come Zhaoqing, Foshan e Guangzhou. Jee Shim sulle giunche si fece passare per un cuoco, ma alla fine la sua identità venne scoperta e gli attori divennero suoi allievi. Tuttavia, per non palesare il suo nome e il suo passato, gli insegnamenti a mani nude, con il pupazzo di legno e con il bastone divennero noti con il nome di Weng Chun (primavera eterna), in onore della Sala dell’Eterna Primavera a Siu Lam. Da Jee Shim il Weng Chun venne trasmesso ad attori come Wong Wah-Bo, Leung Yee-Tai, Kam “Faccia dipinta” Kam (Nuovo Kam) e altri. Più tardi poi avrebbero tutti insegnato il bastone lungo nella città di Foshan, dove il Wing Chun affonda le sue radici più moderne.

Leggenda a parte, ci sono stati molti famosi guerrieri con il bastone nel Wing Chun. I sopracitati Wong, Leung e Kam pare fossero tutti dei grandi esperti. Un allievo di Kam, Fung Siu-Ching, attivo intorno alla fine del secolo, è ancora ricordato per le sue capacità con il bastone. Anche gli allievi di Fung raggiunsero alti livelli. Molti dei suoi primi allievi, come i fratelli Lo, vennero conosciuti come i “Re del Bastone Lungo” per aver difeso con successo i villaggi locali dai banditi utilizzando quell’arma. Un allievo più tardo di Fung, Yuen Kay-San, sostenne dei duelli con il bastone nella prima metà del secolo e le sue vittorie vennero raccontate in libri e articoli di persone come Ngau Soy-Jee. Anche il lineage di Leung Jan, allievo di Wong Wah-Bo e Leung Yee-Tai, ebbe famosi praticanti di bastone. Chan Yiu-Min, figlio di Chan Wah-Shun (discepolo di Leung Jan) si guadagnò il titolo di “Re del Bastone delle Sette Province” a Foshan. Negli anni ’50 Lok Yiu, allievo di Yip Man (compagno di studi di Chan Yiu-Min e anch’egli famoso per la sua abilità con il bastone) venne soprannominato “Re del bastone” a Hong Kong.

Il bastone lungo insegnato nelle Giunche Rosse aveva sei punti (concetti) e mezzo, e per questo era chiamato “il bastone da sei punti e mezzo”. Nel Siu Lam Weng Chun di Fung Siu-Ching i punti erano Sollevare, Sbarrare, Puntare, Deviare, Tagliare e Avvolgere, e il mezzo punto era Penetrare. Anche se si dice che il mezzo punto sia separato dagli altri perché prettamente difensivo, tutti questi concetti possono e devono essere applicati sia in attacco che in difesa, a seconda delle circostanze. Altri definiscono i sei punti e mezzo seguendo la terminologia dello stile a mani nude e li chiamano quindi Trafiggere, Disperdere, Ala, Controllare, Arare, Avvolgere e Sbarrare (il mezzo punto). Nei sistemi della famiglia Cho (che discende dall’attore dell’opera Yik Kam) e in quello Yuen Kay-San, Trafiggere è considerate il mezzo punto, perché è un movimento essenziale che può essere effettuato a partire da tutti gli altri.

I movimenti con il bastone derivano dai concetti. Trattandosi di un’arma semplice, ci sono solo poche macrocategorie di movimenti. I movimenti di sbarramento spostano tutto il bastone in una direzione, solitamente verso l’alto o verso il basso (quest’azione a volte viene chiamata “cancellare”) e lateralmente (lo sbarramento vero e proprio). In quelli frustati, solo la punta del bastone si muove mentre l’altra estremità rimane relativamente ferma o si muove in direzione opposta. Questi movimenti vengono solitamente allenati andando dall’alto verso il basso e da un lato all’altro. Negli avvolgimenti, alla punta del bastone viene fatta percorrere una traiettoria circolare in senso orario o antiorario. Nei movimenti di punta, come suggerisce il nome, la punta del bastone viene lanciata in avanti, verso l’alto, verso il basso e in qualsiasi direzione.

L’allenamento a solo con il bastone richiede che i punti di base vengano ripetuti allo sfinimento, finché non diventano una seconda natura. La maggior parte dei lineage ha una forma per aiutare a ricordare i movimenti. Nei sistemi di Yuen Kay-San e di Yip Man c’è una forma breve che contiene solo i punti e gli angoli essenziali. Nel Siu Lam Weng Chun e in altri sistemi sono presenti forme più lunghe per aiutare il condizionamento e per dare spunti su come combinare i vari punti. Le attrezzature utilizzate comprendono piccoli oggetti (monete cinesi, palline da ping pong, assi di legno ecc.) appesi a una corda, da colpire con affondi del bastone per sviluppare la precisione. Vengono anche messi a terra piccoli oggetti (in genere noci dal guscio duro) da distruggere usando una transizione dalla posizione del “palo che gocciola” (Ala) a quella a martello (Puntare). Si dice che sulle giunche rosse si usasse un pupazzo per praticare il bastone, costruito infilzando una mezza dozzina di paletti su una tavola di legno fissata alla parete. Questo pupazzo poi veniva colpito in vari modi dal praticante che impugnava il bastone.

L’allenamento in coppia comincia con semplici esercizi di attacco e risposta, nei quali ogni punto viene esaminato separatamente. Quando si è raggiunto un buon livello di base, si iniziano ad allenare combinazioni di punti fino ad arrivare a uno scambio libero. È importante allenarsi non solo nel combattimento bastone contro bastone, ma anche contro i coltelli, per imparare a saper gestire un avversario che brandisce armi più piccole e cerca di accorciare la distanza, entrando e superando il raggio funzionale del bastone.

Si dice che, in applicazione, “il bastone non emette due suoni”. Questa massima enfatizza come la strategia ideale con il bastone lungo sia quella di difendere e contrattaccare in un’unica azione. In altre parole, ferire l’avversario con il primo movimento e, se necessario, finirlo con un altro attacco. Grazie alla flessibilità dell’addestramento del Wing Chun, le capacità ottenute con il bastone possono essere adattate e trasferite ad altre armi tradizionali come la lancia, il forcone, l’alabarda ecc., o a oggetti moderni come stecche da biliardo, attrezzi da giardino o qualunque tipo di oggetto lungo e relativamente sottile.

Continua…

 

Perché Wing Chun? Questa è la mia risposta!

Autore: Franco Regalzi

Lineage di riferimento: Wong Shun Leung

Anno di pubblicazione: 2009

Prezzo: 30 € (spese di spedizione comprese)

Lingua: Italiano

Formato: DVD

Durata: 90 minuti ca.

Acquistabile su: Francoregalzi.org

Franco Regalzi è un noto esponente del Wing Chun di Wong Shun Leung, che ha appreso da Nino Bernardo. Personaggio solitamente lontano dalle luci della ribalta, negli ultimi anni ha iniziato a recitare in diversi cortometraggi di arti marziali.

In questo DVD, il suo primo dedicato al Wing Chun, viene presentato il sistema insegnato nella sua scuola nella sua interezza: le tre forme a mani nude, l’uomo di legno, il bastone lungo e i coltelli, Chi Sao e applicazioni. In ogni capitolo del DVD le dimostrazioni pratiche sono accompagnate dalle parole di Regalzi, che commenta le varie esecuzioni spiegandone il senso e la finalità.

Traspaiono passione e voglia di condivisione, tuttavia penalizzate a volte da un montaggio audio non all’altezza di quello video – a volte (nelle parti in cui il sonoro non è in presa diretta ma aggiunto come commento al video) si ha la sensazione che le spiegazioni siano state montate senza tener conto di ripetizioni o di tagli.

Il materiale è ben presentato e organizzato, anche se c’è una grande disparità tra il tempo dedicato ad alcuni argomenti (le prime due forme, il Chi Sao e l’uomo di legno – quest’ultimo è protagonista di un’intera lezione di 30 minuti) rispetto ad altri (la Biu Jee e le forme con le armi occupano insieme un tempo complessivo inferiore ai 15 minuti, praticamente senza alcuna spiegazione), in accordo con l’importanza che nel lineage di Wong Shun Leung si dà generalmente ad alcuni aspetti della pratica rispetto agli altri.

Valutazione

Qualità audio: Molto buona

Qualità video: Molto buona

Rapporto qualità/prezzo: Molto buono 

Giudizio finale

Si tratta di un video senza dubbio interessante, utile per avere un’idea abbastanza chiara del Wing Chun praticato nella scuola di Franco Regalzi e per conoscere la sua interpretazione dello stile.

Un acquisto consigliato, tenendo anche conto della quantità (e della qualità) del materiale presente e del prezzo del video. Senza contare che Regalzi davanti alla telecamera (come dimostrato anche in una lunga videointervista realizzata qualche anno fa e scaricabile dal suo sito) ha un atteggiamento tra il guascone e l’ammiccante davvero imperdibile.

Video preview:

Di David Peterson
Articolo originale: The Wing Chun forms – A brief overview
Traduzione e adattamento di Gui Zhang

MUK YAN JONG (“uomo di legno”)

Il modo più semplice per comprendere davvero il senso della forma al Muk Yan Jong è riflettere sulla seguente affermazione: anche se facciamo di tutto per non sbagliare, in quanto esseri umani non possiamo evitare di commettere degli errori, almeno ogni tanto. La scienza del Wing Chun più semplice ed efficace, e applicata correttamente, si trova in Siu Nim Tau e Cham Kiu. Queste due forme ci guidano attraverso le tecniche e i principi più comuni ed efficaci, che ci vengono mostrati nel miglior modo possibile. Nella forma del pupazzo, tuttavia, vediamo tecniche/concetti eseguiti in maniera errata. Questo perché se vogliamo riuscire a correggere istintivamente un errore, dobbiamo per prima cosa saperlo riconoscere. Dunque molto di ciò che è presente nel pupazzo rappresenta il metodo migliore di recuperare una tipica situazione di svantaggio. Secondo il punto di vista di Sifu Wong Shun Leung, le tecniche e i concetti più utili e di uso più comune sono contenuti all’incirca nei primi 60 movimenti, fino alla sezione dei Po Pai Jeung (“palmi in linea”) compresi, che hanno in gran parte una natura Siu Nim Tau e Cham Kiu. Da lì in poi, le tecniche e i concetti tendono ad essere di natura più Biu Ji e in qualche modo servono a rimediare a degli errori, oltre a contenere varie strategie di calcio.

BIU JI (“dita che puntano”)

La Biu Ji è un “dito che punta”. Cosa? Punta una serie di esempi delle tipologie di problemi che possono verificarsi nel corso di un combattimento quando le cose non vanno come previsto, e presenta alcune soluzioni. Siamo esseri umani, e tutti noi possiamo sbagliare a prescindere da quanto siamo preparati o allenati. La Biu Ji ci porta al di fuori del Wing Chun, al di fuori del sistema che ci viene presentato nella Siu Nim Tau e nella Cham Kiu e ci pone una domanda: Cosa fare se…?

Laddove le prime due forme possono essere facilmente divise ciascuna in tre parti distinte, ognuna con concetti e tecniche proprie, la Biu Ji è diversa. Qui la suddivisione assume la forma di gruppi di tecniche che vanno a formare un repertorio di “risposte d’emergenza” progettate per affrontare un avversario molto più forte, che ha compromesso la nostra posizione, che ci ha feriti o colti di sorpresa o che, sfruttando un errore da parte del praticante di Wing Chun, è riuscito a passare in vantaggio.

Sifu Wong Shun Leung diceva che la forma era una raccolta di “tecniche di emergenza” e che, a differenza delle prime due forme che sono strutturate in maniera chiara ognuna con tre sezioni, la Biu Ji era molto meno organizzata e poteva essere ampliata in qualsiasi momento, nel caso a qualcuno venisse in mente un’altra situazione che necessiti di una soluzione specifica al di fuori del normale spettro dei concetti del Wing Chun. Per questo la Biu Ji è una sorta di forma “aperta”, in accordo con il motivo principale della sua esistenza.

Se mi concedete l’ardire, infatti, vi dirò quello che ho detto più di una volta ai miei allievi, ossia che la Biu Ji da sola è “mortale” quanto un piatto di spaghetti! La riluttanza che il clan del Wing Chun aveva in passato nel mostrare la forma agli esterni è comprensibile se si pensa che la Biu Ji mette in luce le potenziali debolezze del sistema, di cui un nemico che avesse conosciuto la forma avrebbe potuto approfittare. Si potrebbe pensare quindi che questa forma sia “mortale” nel senso che contiene gli aspetti svantaggiosi, e non quelli forti, del Wing Chun.

Il mio insegnante ha sempre sostenuto che, al contrario di quanto si crede comunemente, la Biu Ji non è la forma più micidiale del sistema; se così fosse, perché investire tanto tempo nell’allenamento delle altre forme e del Chi Sau? Di certo, diceva, se la Biu Ji contenesse davvero queste fantomatiche tecniche invincibili allora si allenerebbe solo quella. Quello che fa la Biu Ji è portarci fuori dalla scatola. Ci permette di osservare il combattimento da una prospettiva diversa dai concetti e dalle tecniche di base che formano il metodo ideale fornitoci nella Siu NimTau e nella Cham Kiu, facendoci pensare a cosa potrebbe andare storto e a come riuscire, quando possibile, a “ridurre le perdite” e almeno a sopravvivere allo scontro. Nella Biu Ji la vittoria non è una possibilità e certamente non è una garanzia. Si tratta di reazioni istintive che possono permetterci di fuggire o di neutralizzare un attacco in modo da uscire da una brutta situazione. Per questo motivo, Sifu Wong diceva sempre che sperava non avremmo mai dovuto aver bisogno di ricorrere alle tecniche e ai concetti di questa forma, perché avrebbe volute dire trovarsi in una pessima situazione alla quale forse non avremmo potuto porre rimedio.